Chiunque guardi al presente – filosofo, sociologo, psicologo, giornalista, politologo o eticista – lamenta l’incertezza generata dalla somma di informazioni non veritiere che affollano i media e i social sino a privare l’individuo dei necessari ancoraggi al reale. È un elemento di crisi spesso richiamato anche in questi editoriali, specie nei più pessimisti. Per una volta, vorrei cambiare registro e guardare ad accadimenti utili a sollevare lo spirito. Tutti assolutamente veri
di Giovanni Monchiero*
Comincerei dal “Corriere della Sera”, il quotidiano più autorevole e più letto. Nell’annunciare l’imminente eclissi di luna, il 27 agosto intitolava: “Il sole la coprirà al 96%”. In una quinta elementare degli anni cinquanta sostenere che, durante un’eclissi, il sole oscura la luna avrebbe comportato un’insufficienza in geografia. Oggi, sfugge a titolisti, redattori, impaginatori, correttori di bozze e, temo, lettori.
Ispirato dal successo del generale Vannacci, invitato a Cernobbio al prestigioso forum annuale degli industriali, Fabrizio Corona ha deciso di scendere in politica anche lui. Ha fondato un suo movimento, l’ha battezzato “Per la Verità” e si è presentato con queste parole: Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo, che lavora da solo e non ha bisogno di pagare per il bunga bunga. Molti elettori apprezzeranno. E potrebbero anche interpretare il suo curriculum di falsario, truffatore e ricattatore come segno di autentica vocazione per la politica. Purtroppo, a corollario delle condanne subite, gli è rimasta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Non può essere elettore né eletto. Se ne sarà scordato. Per la verità.
Il governo ha, intanto, festeggiato, con qualche sguaiatezza, il record di durata. Immediatamente dopo, il Senato ha approvato la nuova legge elettorale, la quinta in trent’anni. Record anche questo: mondiale. La riforma è stata presentata con l’esigenza di dare all’esecutivo maggiore stabilità. Curiosa contraddizione per il governo più stabile in ottant’anni di repubblica.
Per scongiurare il rischio di non aggiudicarsi il superpremio introdotto dalla nuova legge, il governo ha soppresso la tassa di circolazione per tutti i motocicli e per la maggior parte delle autovetture. Il ministro dell’Economia ha definito la decisione “sofferta”. Ma a soffrire è stato solo lui. La Presidente del Consiglio, assistita dai due vice, per una volta concordi e fieri, ha annunciato trionfante l’abolizione del “bollo” definendolo “una tassa odiata”. Dubito che le altre siano amate. Per i futuri governi si prospetta un gran lavoro. Per i ministri delle finanze, ulteriori sofferenze.
In spirito pratico Meloni ha battuto Trump che il regalo agli elettori l’ha solo promesso. Ma “il più grande dei presidenti” (autodefinizione) mantiene saldamente il primato delle affermazioni sospese tra nonsense e comicità pura. Nel discorso dei famosi 5000 dollari ha anche annunciato che la guerra (in Iran) finirà dopo le elezioni. Tutti pensano – anche i suoi consiglieri, anche lui – che una chiusura dignitosa del conflitto sarebbe un viatico formidabile per le elezioni di novembre. Che cosa significa dire che la guerra finirà dopo ?
Trump si è guadagnato fama imperitura anche per i rapporti con gli alleati. Tutti, non solo gli odiati europei. Dopo aver minacciato di bombardare l’Oman, ha ignorato la richiesta di aiuto della fedelissima Arabia Saudita, attaccata dai ribelli Yemeniti, motivando la decisione con questa frase degna di Plauto o di Moliere: “Gli Huthi mi hanno chiesto di non bombardarli”.
Ogni commento guasterebbe. Torniamo in Italia e al Corriere. Le interviste sono un genere che va e il giornale ne pubblica anche due per numero. Quelle domenicali sono riservate a personalità di spicco e il 6 settembre è toccato a Oscar Farinetti, celebre imprenditore dal made in Italy, albese, intellettuale e scrittore, da sempre esponente della sinistra riformista. Le colonne del Corriere sono una tribuna di grande prestigio e l’occasione fa l’uomo incauto. Afferma, Farinetti, di avere scritto a Trump, il giorno in cui gli USA uscirono dagli accordi di Parigi sul clima. All’intervistatore che gli domanda se la sua lettera abbia avuto risposta, precisa : “No, ma so che l’ha letta”. Come fa a saperlo? – insiste il giornalista. “Me lo ha detto Briatore”.
*Vicedirettore Panorama della Sanità














