Dopo due giorni di confronto, il Consiglio regionale dà il via libera al progetto di legge di iniziativa popolare, modificato alla luce dei rilievi della Corte costituzionale
Il Consiglio regionale del Veneto, dopo due giorni di discussione, ha approvato ieri, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, il progetto di legge d’iniziativa popolare n. 1 sulle procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, relatore, il presidente della Quinta commissione consiliare, Manuela Lanzarin (Lega-LV). La legge era stata rinviata in Commissione nella seduta del 16 gennaio 2024 della scorsa legislatura, dopo il mancato via libera ai primi articoli, è stata ripresentata in quella attuale e ha superato, con modifiche, il nuovo esame dell’assemblea legislativa. Gli emendamenti hanno tenuto conto dei rilievi della Corte costituzionale e di ulteriori proposte dell’esecutivo veneto. “L’approvazione della legge sul fine vita – ha commentato il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia – rappresenta un risultato importante e un atto di responsabilità del Consiglio regionale del Veneto. È stata una discussione complessa e profonda, che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche. Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema. Personalmente sono orgoglioso di una politica regionale che, su un tema così delicato, ha saputo mostrare il volto migliore delle istituzioni: ascoltare, approfondire, confrontarsi con serietà e, infine, assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere e di indicare una strada”. “Voglio sottolineare che oggi abbiamo approvato una legge per i pazienti e per le loro famiglie, ma anche per i medici e per tutti gli operatori sanitari – aggiunge il Presidente -. Da molto tempo ripeto che sono anche loro a trovarsi ogni giorno davanti a situazioni umane e professionali di straordinaria complessità, spesso in quell’area di confine nella quale medicina, sofferenza, volontà del paziente ed etica si incontrano. Da oggi abbiamo dato anche a loro uno strumento in più, un quadro più chiaro entro il quale affrontare decisioni difficilissime senza essere lasciati soli”. “Lo abbiamo detto fin dall’inizio – ricorda Zaia -: questa legge non introduce il fine vita e non crea un diritto nuovo. Il perimetro è stato tracciato dalla Corte costituzionale. Il Veneto ha scelto di fare la propria parte, organizzando meglio le procedure ed esercitando pienamente i doveri che spettano a un’istituzione che ha la responsabilità della sanità pubblica”. “Credo che oggi emerga anche un tratto importante della politica veneta – sottolinea Zaia – Il Consiglio ha saputo prendere una proposta di legge di iniziativa popolare, studiarla nel merito, emendarla e migliorarla, senza snaturarne l’impianto, fino ad arrivare a un provvedimento maturo. È questo il compito della buona politica: raccogliere una domanda che arriva dai cittadini e trasformarla, attraverso il lavoro legislativo, in una risposta solida e concretamente applicabile. È stato un percorso lungo e non semplice e, proprio per questo, il risultato raggiunto assume ancora maggiore significato”.
“Abbiamo dato voto favorevole – ha dichiarato il capogruppo di Forza Italia, Alberto Bozza, dopo l’approvazione – agli emendamenti su cure palliative e azione dei medici su base volontaria, che abbiamo chiesto di inserire durante il confronto con il Presidente, Alberto Stefani e gli altri partiti di maggioranza, ma sul voto finale riguardante la legge nel suo complesso abbiamo lasciato libertà di coscienza, come Forza Italia ha sempre fatto sui temi etici. Personalmente mi sono astenuto, come il collega Patron: non è un no come quello votato due anni fa, perché il testo è migliorato grazie proprio a quegli emendamenti anche che di Forza Italia, ma non poteva essere un sì, perché il solo strumento giusto è una legge nazionale, nel solco del pronunciamento della Corte costituzionale. Una legge regionale, invece, crea difformità di procedure nel territorio nazionale e il rischio è di assistere a macabre migrazioni della morte da una regione all’altra. È una questione di metodo, che però è anche sostanziale”.
“In Aula, ho ricordato che sarebbe stato sufficiente un atto amministrativo, per disciplinare in modo uniforme una procedura gestionale già peraltro consentita in Veneto e ammessa dalla Consulta in determinate e specifiche circostanze cliniche di chi è malato terminale. Invece, – sottolinea Bozza – presentando la legge si è esasperato il dibattito e si rischia di dare un messaggio politico e mediatico distorto che non voglio legittimare, cioè che il Veneto ha dato il via libera al suicidio assistito”. “Ribadisco, – prosegue Bozza – invece la bontà degli emendamenti di Giunta, scritti anche da Forza Italia, che prevedono la presenza del palliativista – con parere rinforzato e vincolante – dentro la commissione medica, e che stabiliscono che i medici agiscano su base volontaria. E abbiamo condiviso anche la presenza del comitato bioetico, così come il ruolo delle associazioni ‘pro vita’. Noi avremmo preferito un atto amministrativo, ma dal momento che è stato deciso di procedere con legge, quantomeno abbiamo lavorato per migliorare e modificare il testo originario, irricevibile e ideologico. Gli emendamenti migliorativi erano per noi dirimenti e in linea anche con quello che Forza Italia, sta portando avanti sul piano nazionale nell’elaborare una nuova legge parlamentare, che non è più rinviabile”, conclude Bozza.
“Abbiamo votato a favore di quasi tutti gli emendamenti che hanno, nei fatti, completamente stravolto la proposta di legge sul suicidio assistito originariamente presentata dalla sinistra. Al termine del dibattito ci siamo trovati di fronte a un testo radicalmente trasformato rispetto a quello sostenuto dalle firme dei cittadini: un dispositivo emendato che risulta persino più restrittivo e rigido del perimetro già delineato dalla sentenza della Corte costituzionale. Un provvedimento che, per coerenza politica, per totale contrarietà nel merito e per rispetto verso i nostri elettori, non abbiamo comunque votato nel passaggio finale”. Così i consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat di Resistere Veneto tracciano il bilancio al termine della votazione in Aula a Palazzo Ferro-Fini sul progetto di legge dedicato al suicidio assistito. “Ci chiediamo davvero – proseguono i consiglieri – come chi ha promosso e sostenuto questa iniziativa possa accontentarsi di mutamenti così sostanziali e cosa racconterà ora al proprio elettorato. È evidente che abbiamo assistito a una pura operazione di cabotaggio politico, utile solo a salvare una maggioranza palesemente in tensione e a coprire un’opposizione priva di una reale alternativa. L’intento di fondo resta lo stesso: l’ennesimo tentativo ideologico di costruire una società radicale di massa, fondata su protocolli burocratici e sul controllo statale dalla culla alla bara”.
“Sono soddisfatto dell’approvazione del progetto di legge che disciplina le modalità di accesso al trattamento di fine vita”. Con queste parole il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Flavio Baldan, che nel suo intervento in Aula, per annunciare il proprio voto favorevole, ha ribadito con forza l’esigenza di una legge nazionale in materia. “Come ha detto la stessa presidente della Quinta Commissione consiliare, ex assessora Manuela Lanzarin -spiega il consigliere- la mancanza di un provvedimento normativo statale, tipico di una Repubblica parlamentare unitaria che sappia evitare il vigore di venti discipline differenti, rende tutto più complicato. È necessario che il Parlamento legiferi, e che sia al passo con la vita reale. “Si tratta della prima approvazione da parte di un’amministrazione regionale a maggioranza di centrodestra, – a Baldan non sfugge il dato politico – dopo che si erano già espresse la Sardegna della presidente Todde, l’Emilia Romagna e la Toscana. In quei casi il governo Meloni ha impugnato le rispettive leggi regionali davanti la Corte costituzionale. Chissà se lo farà anche ora, o se invece la soluzione veneta stavolta verrà considerata”. “Ringrazio l’ex consigliera Erika Baldin per il contributo dato allo sviluppo della legge di iniziativa popolare durante la scorsa legislatura. Nonostante alcuni emendamenti siano stati di difficile accettazione, come ad esempio l’ammissione delle associazioni ‘pro vita’ nei consultori pubblici, e la mancanza di tempi certi per comunicare l’assenso alla procedura da parte delle ULSS, quello votato dall’Aula di palazzo Ferro-Fini rappresenta l’equilibrio possibile per impegnare Camera e Senato e responsabilizzare tutte le forze politiche nazionali. Il Movimento è pronto a fare la propria parte anche in quelle sedi”, conclude Flavio Baldan.
“L’approvazione della legge sul fine vita segna un vero e proprio salto di civiltà per il Veneto. Si tratta di un fatto politico di straordinaria importanza. Un risultato che porta in calce, in modo chiaro e inconfutabile, l’impronta del Partito Democratico e dell’intero centrosinistra. I numeri infatti dicono che senza il nostro contributo determinante non sarebbe stata possibile questa approvazione, viste le numerose resistenze nel centrodestra”. A dirlo è Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e presidente dell’Intergruppo dell’opposizione di centrosinistra in Consiglio regionale del Veneto. “Non solo: la definizione del testo varato ha visto da parte nostra un lavoro incessante, durato settimane, fatto di approfondimenti tecnici, confronti e di un intenso lavoro di interlocuzione con la Giunta e con quella parte della maggioranza alla quale va riconosciuto il merito di aver imboccato quella via progressista che in questa materia non vede altrettanta apertura delle forze di centrodestra a livello nazionale. Un impegno fondamentale il nostro, – sottolinea Manildo – per assicurare un impianto di legge rispettoso delle indicazioni della Corte costituzionale, garantendo allo stesso tempo, a chi ne fa richiesta, il diritto all’autodeterminazione, senza ostacoli”. “Mentre nel centrodestra permangono le chiusure – conclude il capogruppo dem –, in Veneto il centrosinistra ha dimostrato centralità, maturità e capacità di costruire ponti per incidere concretamente sulle scelte decisive per il futuro della nostra regione. Oggi, il Veneto compie un fondamentale, storico passo in avanti verso una comunità più democratica, umana e attenta ai diritti di ogni singola persona”.
“In Aula abbiamo votato convintamente contro il progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito. La nostra contrarietà è politica, culturale e di principio: riteniamo che davanti alla sofferenza e alla fragilità la prima risposta delle istituzioni debba essere quella della cura, dell’assistenza e dell’accompagnamento”. Lo dichiara Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Veneto, al termine dell’esame del progetto di legge. “C’è anzitutto un elemento che va chiarito, – sottolinea Borgia – soprattutto dopo la narrazione alla quale abbiamo assistito in queste ore: questa legge non introduce un nuovo diritto e non potrebbe farlo. La Corte costituzionale ha tracciato con chiarezza il perimetro entro il quale può muoversi una Regione: può intervenire esclusivamente sugli aspetti organizzativi e procedurali del servizio sanitario rispetto a una situazione già esistente nell’ordinamento, ma non può creare nuovi diritti, stabilire autonomamente i requisiti sostanziali di accesso o modificare quelli individuati dalla giurisprudenza costituzionale”. “Per questo raccontare il voto di oggi come una battaglia tra chi avrebbe voluto riconoscere un diritto e chi avrebbe voluto negarlo è semplicemente fuorviante. Il Consiglio regionale non era chiamato a decidere sull’esistenza del suicidio medicalmente assistito. Questa è una norma procedurale, – continua Borgia – che può soltanto regolare, nei limiti delle competenze regionali, quanto già previsto dall’ordinamento. Presentarla come una conquista di nuovi diritti significa attribuirle un significato che la stessa giurisprudenza costituzionale le impedisce di avere”. “Va inoltre ricordato – specifica Borgia – che il testo arrivato al voto è profondamente diverso da quello originariamente presentato. Gli emendamenti della Giunta ne hanno modificato in maniera sostanziale diversi passaggi e, soprattutto, ne hanno cambiato profondamente lo spirito. È un dato politico che non può essere nascosto: senza quelle modifiche ci saremmo trovati davanti a un provvedimento ancora più distante dalla nostra visione e privo di garanzie che abbiamo ritenuto irrinunciabili”. “Abbiamo sostenuto quegli emendamenti coerenti con i principi che abbiamo difeso fin dall’inizio: la centralità delle cure palliative, il sostegno psicologico, la possibilità di far conoscere, a chi lo richieda, le realtà associative impegnate nell’accompagnamento e nel sostegno alla vita e la piena tutela della libertà di coscienza del personale sanitario. Aver sostenuto queste modifiche non cambia di un millimetro il nostro giudizio complessivo sul provvedimento, che resta contrario”, commenta Borgia. “Davanti a una persona che manifesta la volontà di morire, – spiega Borgia – le istituzioni devono essere certe che siano state concretamente offerte tutte le possibili alternative di cura, sollievo, sostegno psicologico e accompagnamento. Allo stesso modo, nessun professionista sanitario può essere costretto a partecipare a una procedura contraria alle proprie convinzioni etiche e professionali. Sono principi che abbiamo voluto affermare proprio perché la nostra posizione è e rimane profondamente orientata alla tutela della vita”. “Resta poi una questione istituzionale che per noi è decisiva. Non possiamo immaginare – aggiunge Borgia – un Paese nel quale su una materia che coinvolge la vita, l’autodeterminazione e diritti fondamentali esistano venti normative regionali differenti. Sarebbe irragionevole che procedure e discipline su una questione di questa portata potessero cambiare attraversando il confine tra una Regione e l’altra”. “Se il nostro ordinamento ritiene necessario un ulteriore intervento legislativo, il confronto deve svolgersi nella sede naturale prevista dalla Costituzione: il Parlamento. È lì che deve avvenire il bilanciamento tra valori e diritti di questa portata ed è da lì che deve eventualmente arrivare una disciplina nazionale uniforme, capace di garantire certezza del diritto e uguaglianza a tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione nella quale vivono. Le Regioni non possono diventare venti Parlamenti nazionali chiamati a intervenire separatamente su una materia così delicata. C’è infine un aspetto politico di quanto accaduto oggi che non possiamo ignorare. La richiesta di procedere con una votazione palese su una questione così intima e delicata ci preoccupa. Ci auguriamo – esorta Borgia – sinceramente che non vi fosse l’intenzione di utilizzare il voto per costruire una sorta di lista di proscrizione politica, dividendo pubblicamente questo Consiglio tra chi dovrebbe essere rappresentato come ‘buono’ e chi invece come ‘cattivo’”». “La spettacolarizzazione alla quale abbiamo assistito oggi è uno degli aspetti peggiori di questo dibattito. Una materia che riguarda la sofferenza, la malattia, la vita e la morte meriterebbe rispetto, misura e profondità. Non tifoserie, tribunali morali, patenti di sensibilità o la ricerca del nome da esibire il giorno dopo sui giornali e sui social. Abbiamo invece visto – osserva Borgia – il tentativo di trasformare un voto su una legge procedurale in un giudizio morale sulle persone: da una parte chi sarebbe dalla parte della libertà, dei diritti e della compassione, dall’altra chi sarebbe contro. È una rappresentazione falsa e politicamente povera. E lo è ancora di più perché, lo ribadiamo, oggi questo Consiglio non stava decidendo se concedere o togliere un diritto a qualcuno”. “Si può essere profondamente contrari a questa legge senza essere insensibili alla sofferenza. Si può difendere la vita senza ignorare il dolore. Si può rispettare pienamente la dignità e la libertà di ogni persona continuando a ritenere che il primo compito delle istituzioni sia offrire cura, sostegno e vicinanza. Temiamo che questa spettacolarizzazione risponda più alla ricerca di un rendiconto politico, mediatico o personale che all’interesse dei veneti. Quando persino un tema di questa delicatezza diventa il terreno sul quale dividere il campo tra buoni e cattivi o mettere qualcuno pubblicamente alla berlina per il proprio voto, la politica perde la serietà e la profondità che dovrebbe invece dimostrare. Per noi il lavoro continua su un’altra strada: cure palliative, terapia del dolore, assistenza domiciliare, sostegno psicologico e accompagnamento delle persone e delle loro famiglie. È lì che vogliamo concentrare l’azione della Regione. Davanti alla sofferenza, la nostra risposta resta quella della vita, della cura e della vicinanza”, conclude Borgia.






















